Quando nel 2017 Nintendo presentò Switch, il mondo videoludico si divise tra scettici e visionari. Otto anni dopo, con 150 milioni di unità vendute e un ecosistema che ha ridefinito il concetto di console ibrida, l’azienda di Kyoto si trova davanti a una sfida completamente diversa: evolvere senza stravolgere. Nintendo Switch 2 arriva sul mercato con la tranquillità di chi sa di non dover dimostrare nulla, ma anche con la consapevolezza che il pubblico del 2025 è cresciuto, si è evoluto e ha aspettative precise.
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La formula resta invariata per Switch 2: una console che puoi usare sul divano, portare in metro o collegare alla TV senza soluzione di continuità. Ma tutto è stato ingrandito, affinato, ripensato. Lo schermo da 7,9 pollici con refresh a 120 Hz sostituisce il 6,2″ dell’originale, i Joy-Con 2 abbandonano i binari per abbracciare un sistema magnetico più solido, e l’hardware finalmente permette di giocare in 4K a 60 Hz in modalità docked. Non è una rivoluzione, è un’evoluzione ragionata. Quasi scontata, se vogliamo.
Ma è proprio questa prevedibilità a sollevare interrogativi. In un mercato dove Steam Deck OLED, ROG Ally e Legion Go si contendono il podio delle handheld PC a colpi di teraflops, Nintendo ha scelto la strada della continuità. Una scelta che premia chi ha amato Switch, ma che rischia di apparire timida a chi si aspettava qualcosa di più audace. Abbiamo passato settimane con Switch 2 tra le mani: da Parigi a Milano, da Londra a Los Angeles, in aereo, in albergo, sul divano e al parco. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Design e costruzione: cresciuta, non stravolta
Impugnare Switch 2 per la prima volta è un’esperienza straniante. La forma è quella che conosciamo, i pulsanti sono al loro posto, ma tutto sembra amplificato. È come passare da uno smartphone normale a un Max: stessa interfaccia, stesso ecosistema, ma con una presenza fisica decisamente più imponente. Lo schermo da 7,9 pollici domina la scena, e il passaggio dal 6,2″ dell’originale si sente eccome.
Nintendo ha scelto un’estetica più sobria e “adulta”: nero opaco con inserti colorati sui Joy-Con, un design che strizza l’occhio a un pubblico cresciuto negli anni. Addio ai colori sgargianti della prima Switch (almeno al lancio), benvenuta a una console che non sembra più un giocattolo. È un cambio di rotta apprezzabile, anche se qualcosa di quell’esuberanza cromatica si perde per strada.
Le dimensioni maggiori sono il cambiamento più evidente. Con lo schermo che passa da 6,2 a 7,9 pollici, l’ingombro complessivo cresce sensibilmente, pur mantenendo lo stesso spessore dell’originale. È una scelta progettuale intelligente che evita di trasformare Switch 2 in un macigno come Steam Deck, ma che comunque cambia radicalmente l’esperienza d’uso. Il fatto che i Joy-Con siano piatti (a eccezione della sporgenza dei grilletti) la rende meno ergonomica da impugnare rispetto ai vari PC handheld, ma allo stesso tempo fa in modo che sia più pratica da trasportare.
All’interno della sua custodia, Switch 2 occupa sicuramente più spazio rispetto alla vecchia generazione, ma resta abbastanza compatta da tenerla nello zaino senza troppi problemi. Provate poi a tornare a Switch OLED dopo un paio di settimane con Switch 2 e vi sembrerà strano quanto sia “piccola” in confronto. Se da un lato molti adulti ringrazieranno per le dimensioni più generose, dall’altro è lecito chiedersi come reagiranno i bambini di fronte a questa console decisamente più ingombrante.
Lo stand ridisegnato è finalmente all’altezza: più largo, più stabile, in lega d’alluminio e con la possibilità di raggiungere fino a 150° di angolazione, fa sembrare il piedino sbilenco della prima Switch un lontano ricordo. Il fatto che sia vuoto al centro e più sottile rispetto allo stand di OLED non lo rende più precario, e anzi ha permesso a Nintendo di avere leggermente più spazio per alcune componenti interne.

Joy-Con 2: finalmente controller veri
Se c’è un aspetto in cui Nintendo Switch 2 brilla senza mezzi termini, è nella riprogettazione dei Joy-Con. I controller dell’originale si basavano su un’idea geniale ma le piccole dimensioni hanno portato a tanti compromessi che finalmente Nintendo ha eliminato con i Joy-Con 2.
La differenza si sente immediatamente: gli stick analogici sono più grandi, hanno un raggio di movimento più ampio e sono più facili da premere; i pulsanti hanno una corsa più definita, l’impugnatura nel complesso è più confortevole, e adesso i tasti dorsali SL e SR sono finalmente utilizzabili senza impazzire. È come passare da vestiti troppo stretti a una bella felpa comoda.
Ci sono davvero tantissime accortezze in fatto di design ed ergonomia. I tasti L e R adesso sono molto più grandi (allungandosi fino ai lati dei controller) e si possono facilmente premere in qualsiasi punto, in modo da essere raggiungibili sia se avete mani grandi o piccole, o a prescindere che usiate i polpastrelli o la parte più interna delle dita.
L’attacco magnetico è una piccola genialata ingegneristica. Il sistema di binari dei vecchi Joy-Con era funzionale ma soggetto a usura e allentamenti. Quel sistema adesso lascia il posto a magneti potenti che tengono saldamente in posizione i controller con un “click” che dà soddisfazione. Il meccanismo di rilascio è affidato a un pulsante che richiede una pressione decisa, eliminando il rischio che si sganci in maniera accidentale.
Resta il grande interrogativo del drift degli stick analogici, un problema enorme negli otto anni della prima Switch. Per Switch 2 Nintendo ha parlato genericamente di “maggiore durata e affidabilità”, ma senza entrare nei dettagli tecnici: i primi teardown della console confermano la mancanza di tecnologie Hall Effect e solo il tempo e i feedback degli utenti ci sapranno dire se le dimensioni maggiori dei potenziometri basteranno a ridurre il drift.
La vibrazione Rumble HD è sicuramente più potente e precisa rispetto a quella dei vecchi Joy-Con, ma onestamente a parte qualche sfizioso minigioco in Welcome Tour non sembrano esserci giochi che la sfruttano in maniera profonda. I nuovi Joy-Con perdono completamente il sensore IR che c’era nella parte inferiore dei controller originali e che non sono stati utilizzati quasi per niente sulla vecchia Switch. Nessuno ne sentirà la mancanza.
In compenso, i nuovi Joy-Con hanno adesso un sensore ottico che permette di utilizzare entrambi i controller come fossero dei mouse. Il sistema funziona sorprendentemente bene dal punto di vista tecnico: il Joy-Con rileva i movimenti con grossa precisione, traducendo gli spostamenti su superficie in movimenti del cursore o del mirino con una fluidità che ricorda quella di un vero mouse. Questo vuol dire che volendo è possibile giocare a giochi come Civilization VII e Cyberpunk 2077 con un’esperienza più simile a quella PC.
Il problema è tutto logistico. Switch è una console portatile, progettata per essere usata ovunque: sul divano di casa, nel letto prima di dormire, sui mezzi pubblici, in vacanza. In quanti di questi scenari abbiamo a disposizione una superficie ottimale per far scorrere i Joy-Con? Nella pratica quotidiana la modalità mouse si rivela molto meno versatile di quanto promettesse. Certo, i Joy-Con funzionano anche su superfici improvvisate come pantaloni o coperte, ma la precisione cala e l’esperienza generale ne risente.
Il nuovo tasto C, piazzato sul Joy-Con destro e dedicato alle funzionalità GameChat, è comodo e intuitivo nella posizione, ma dedicare un tasto specifico a una funzione che molti utenti non useranno mai o useranno raramente è sicuramente una scelta audace. Il timore di premerlo per sbaglio è comunque ingiustificato.

Schermo e prestazioni: il salto c’è, ma non è OLED
Lo schermo LCD da 7,9 pollici con risoluzione Full HD e refresh fino a 120 Hz è probabilmente la novità più apprezzabile di Switch 2. La differenza rispetto al 6,2″ dell’originale è evidente, e la possibilità di visualizzare i colori in HDR migliora sensibilmente la resa in situazioni ad altissimo contrasto cromatico.
I 120 Hz non dovrebbero lasciare più dubbi a nessuno sulla loro utilità: sempre ammesso che i giochi abbiano a disposizione la potenza necessaria per offrire un framerate adeguato (non sarà sempre così), la maggiore frequenza di refresh permette di dare una resa estremamente fluida e precisa delle immagini in movimento.
Ma c’è un elefante nella stanza: l’assenza dell’OLED. Dopo che Switch OLED nel 2021 aveva alzato l’asticella in termini di qualità visiva, il ritorno all’LCD su Switch 2 è una scelta che ha fatto discutere. La differenza visiva, per chi è abituato a uno schermo OLED, è percepibile – ma solo in confronto diretto. Giocando solo su Switch 2, l’esperienza resta comunque più che soddisfacente. La decisione potrebbe essere legata a una strategia commerciale: lanciare ora una console più accessibile e riservarsi l’OLED per una futura revisione di metà ciclo.
In modalità docked, Switch 2 può inviare immagini 4K a 60 Hz, a patto naturalmente che il televisore sia compatibile e si usi un cavo HDMI ad alte prestazioni. È un bel salto rispetto alla vecchia generazione, anche se ovviamente non si tratta di 4K nativo per tutti i titoli: molti giochi useranno tecniche di upscaling per raggiungere quella risoluzione.
L’hardware sottostante è finalmente dignitoso per gli standard moderni, anche se Nintendo non ha mai voluto entrare nei dettagli tecnici di chipset e teraflops. Quello che conta è che l’esperienza di gioco è fluida, i caricamenti sono più rapidi e la console gestisce senza problemi il multitasking. Durante le prove con Mario Kart World, il gioco girava in modo fluido sia in modalità portatile che su TV, senza cali di frame evidenti.
L’autonomia della batteria resta invece il tallone d’Achille. Nintendo non ha fornito dati ufficiali particolarmente chiari, ma dalle prime sessioni di gioco emerge che sotto carico la console non brilla per longevità. È un limite comprensibile considerando lo schermo più grande e l’hardware più potente, ma resta comunque un aspetto da tenere in considerazione per chi pensa di usare Switch 2 prevalentemente in portabilità.

Retrocompatibilità e upgrade a pagamento
Switch 2 è totalmente retrocompatibile con il vasto parco giochi della sua predecessore, e questa è senza dubbio una delle sue caratteristiche più apprezzabili. Potete inserire le vostre vecchie cartucce fisiche o scaricare i giochi digitali già acquistati e giocarli senza problemi.
Ma c’è un “ma”. Per ottenere versioni ottimizzate di alcuni titoli è necessario pagare un extra. È il caso, ad esempio, di Zelda: Breath of the Wild, che in versione standard funziona su Switch 2 ma per ottenere l’upgrade bisogna acquistare il pacchetto da 9,90 euro o sottoscrivere l’abbonamento Nintendo Switch Online + Pacchetto aggiuntivo da 39,99 euro/anno.
Non tutti i giochi riceveranno questo trattamento: i titoli first-party quasi sicuramente sì, mentre per i third-party sarà da valutare caso per caso. È una strategia che ha fatto discutere, soprattutto considerando che Sony e Microsoft hanno offerto upgrade gratuiti per molti titoli cross-gen.
Nintendo ha anche introdotto funzionalità interessanti come il Game Share, che consente di giocare in co-op locale con una sola copia del gioco, a patto di essere sulla stessa rete Wi-Fi, e le Schede di gioco virtuali, che trattano i giochi digitali come fossero cartucce fisiche: possono essere trasferiti (non copiati) tra due console, ma solo per un massimo di 14 giorni, e solo tra membri della famiglia. Si tratta di meccanismi che ampliano le possibilità d’uso, ma che al momento risultano macchinosi e probabilmente richiederanno ulteriori rifiniture.
L’interfaccia è fluida e familiare, con qualche miglioria rispetto alla vecchia Switch ma senza stravolgimenti. Il problema dell’eShop resta: navigare tra migliaia di titoli senza filtri adeguati o un sistema di raccomandazioni intelligente è ancora un’esperienza frustrante.
Il prezzo e il posizionamento
Parliamoci chiaro: 469,99 euro per la console standalone o 509,99 euro con Mario Kart World in bundle non sono bruscolini. È un aumento significativo rispetto ai 329 euro della prima Switch nel 2017, e in un contesto in cui gli stipendi (almeno in Italia) non sono cresciuti di pari passo con i prezzi, il posizionamento di Switch 2 nella fascia alta delle console portatili solleva più di un interrogativo.
Le motivazioni di questo aumento possono essere molteplici: posizionamento strategico, aumento dei costi di produzione e trasporto, crisi geopolitiche. Ma ciò che conta, per l’utente finale, è che oggi Switch 2 si colloca in una fascia di prezzo che la mette in competizione con dispositivi come ROG Ally e Steam Deck, pur offrendo un’esperienza ben diversa.
Il bundle con Mario Kart World è indubbiamente più appetibile, dal momento che permette di risparmiare una quarantina di euro rispetto all’acquisto individuale del gioco (che costa 79,99 euro o 89,99 euro a seconda dell’edizione). Ma anche qui, siamo davanti a prezzi che Nintendo non aveva mai lontanamente ipotizzato per i propri titoli first-party.
E poi c’è Nintendo Switch 2 Welcome Tour, venduto a 9,99 euro invece di essere incluso come demo insieme alla console. È un titolo che funziona come una mostra interattiva che ci porta alla scoperta dell’hardware di Switch 2, con quiz e minigiochi per testare le varie funzionalità. Non è un tutorial, non è un gioco vero e proprio, è un museo virtuale. La reazione del pubblico è stata prevedibilmente negativa: “Ma davvero Nintendo vuole vendere questo software invece di includerlo gratis?”. Il confronto con Astro’s Playroom su PS5 (pre-caricato gratuitamente) è inevitabile e impietoso.
Nintendo POTEVA regalare Welcome Tour, ma non è scritto da nessuna parte che DOVEVA. Avrebbe certamente fatto più bella figura in considerazione del prezzo di Switch 2, ma come azienda la sua scelta va rispettata. Anche se non condivisa.

I giochi al lancio e il futuro
Switch 2 arriva sul mercato con un parco titoli di lancio abbastanza contenuto. Mario Kart World è il titolo di punta, e dalle prove che abbiamo fatto si preannuncia come un capitolo solido della serie: circuiti ricchi di dettagli su più livelli, trappole, scorciatoie e passaggi angusti, con la possibilità di correre sulle pareti quando “tecnicamente possibile”.
Il gioco mette a disposizione una nutritissima rosa di personaggi e dozzine di circuiti in cui gareggiare, con modalità Gran Premio e Corsa Sfida. La modalità party prevede anche la possibilità di usare la Nintendo Switch 2 Camera – una webcam pensata appositamente per la console – per inquadrare i volti dei giocatori durante la competizione.
Ma al di là di Mario Kart, la line-up di lancio non è particolarmente ricca di titoli in grado di sfruttare a fondo le nuove funzionalità hardware. Civilization VII e Cyberpunk 2077 sono tra i pochi giochi che supportano la modalità mouse dei Joy-Con, ma si tratta comunque di port di titoli già disponibili su altre piattaforme.
Switch 2 ha bisogno di un parco titoli più ampio e di giochi pensati nativamente per sfruttare le sue caratteristiche per esprimere tutto il suo potenziale. Nintendo lo sa, e nei prossimi mesi vedremo sicuramente annunci importanti. Ma al lancio, l’impressione è che la console sia pronta a offrire di più, ma non abbia ancora i contenuti per farlo.
La retrocompatibilità totale con i giochi Switch aiuta, ma non basta a giustificare completamente il salto generazionale. Soprattutto considerando che molti titoli richiedono upgrade a pagamento per girare in versione ottimizzata.
Verdetto
Il verdetto
Nintendo Switch 2 è esattamente quello che ci si aspettava: un’evoluzione ragionata, quasi scontata, di una formula che ha già conquistato 150 milioni di giocatori in tutto il mondo. Non è una rivoluzione, è un aggiornamento. E questo, a seconda delle aspettative, può essere visto come un pregio o un limite.
Da un lato, c’è tutto quello che funzionava nella prima Switch, ma migliorato: schermo più grande e fluido, Joy-Con finalmente ergonomici, hardware più potente, retrocompatibilità totale. Dall’altro, mancano quelle scintille di genialità che avevano caratterizzato il lancio dell’originale. L’assenza dell’OLED è un passo indietro rispetto a Switch OLED, il prezzo è alto (molto alto per gli standard Nintendo), e la line-up di lancio non brilla per varietà.
La modalità mouse dei Joy-Con è tecnicamente impressionante, ma nella pratica quotidiana si rivela meno versatile di quanto promettesse. Gli upgrade a pagamento per i giochi retrocompatibili sono una scelta discutibile, soprattutto considerando che la concorrenza ha spesso offerto upgrade gratuiti. E poi c’è Welcome Tour venduto a 9,99 euro invece di essere incluso gratuitamente, una mossa che ha fatto storcere il naso a molti.
Ma nonostante tutto, Switch 2 è una console divertente da usare. Lo schermo più ampio è apprezzabile, il peso aggiuntivo non compromette l’esperienza portatile, l’interfaccia è fluida. È la console perfetta per chi ha amato Switch e vuole continuare a giocare con una macchina più potente e raffinata. È meno convincente per chi si aspettava qualcosa di più audace, o per chi non è mai stato conquistato dalla formula ibrida.
Switch 2 arriva in un momento di trasformazione del mercato videoludico. Le console portatili si stanno moltiplicando, e l’effetto “wow” delle innovazioni dirompenti si fa sempre più raro. Nintendo ha scelto una strada più evolutiva che rivoluzionaria, consapevole che il pubblico del 2025 è molto diverso da quello del 2017. La console è pronta a offrire di più, ma ha bisogno di contenuti all’altezza per esprimere tutto il suo potenziale. E, soprattutto, ha bisogno che i videogiochi facciano la differenza. Perché, alla fine, sono sempre loro a fare la console, non il contrario.

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