I Beats Studio Buds+ rappresentano l’evoluzione naturale di uno dei prodotti più interessanti lanciati da Beats negli ultimi anni: auricolari true wireless pensati per funzionare alla perfezione sia su iOS che su Android, con cancellazione attiva del rumore, design compatto e un’identità sonora che strizza l’occhio al DNA Beats senza esagerare. Rispetto al modello originale, i Plus promettono miglioramenti su autonomia, ANC e qualità delle chiamate, mantenendo un prezzo competitivo rispetto agli AirPods Pro. Ma sono davvero un upgrade significativo, o solo un refresh di facciata?
Contenuti Articolo
- Design e vestibilità: piccoli, discreti, comodi
- Controlli e usabilità: pulsanti fisici, per il meglio e per il peggio
- Qualità audio: bassi presenti, ma non invadenti
- ANC e modalità Trasparenza: efficaci, ma non al top
- Autonomia e ricarica: sopra la media, ma non record
- Chiamate e microfoni: sufficienti, non eccellenti
- Verdetto

Design e vestibilità: piccoli, discreti, comodi
I Beats Studio Buds+ mantengono il design compatto e affusolato del predecessore, con un form factor in-ear privo di aste sporgenti. Pesano appena 5 grammi per auricolare, e si infilano nell’orecchio con una leggera rotazione antioraria di circa 45°: un movimento che ricorda quello di una chiave nel quadro, e che garantisce una sigillatura ottimale al primo colpo. È un dettaglio che fa la differenza, perché elimina il dubbio classico degli in-ear: “Li avrò spinti abbastanza?”. Qui la risposta è sempre sì, e la tenuta è solida anche durante la corsa o in movimento. La custodia di ricarica è tondeggiante, leggermente più grande di quella degli AirPods Pro (26 x 73 x 52 mm), ma comunque tascabile. Il coperchio ha una chiusura magnetica decisa, e gli alloggiamenti degli auricolari sono altrettanto sicuri: difficile perderli anche in caso di caduta accidentale. Sul fondo troviamo una porta USB-C, scelta che sottolinea l’apertura verso Android e che rende la ricarica più universale. I gommini inclusi sono quattro (extra small, small, medium, large), e l’app Beats offre un test di aderenza per verificare la tenuta. Nella nostra prova abbiamo dovuto passare ai gommini small per ottenere il massimo comfort durante sessioni prolungate. La certificazione IPX4 garantisce resistenza a schizzi e sudore, ma non si tratta di auricolari impermeabili: ok per la palestra, meno per una doccia distratta.

Controlli e usabilità: pulsanti fisici, per il meglio e per il peggio
Sulla barra lucida di ciascun auricolare c’è un pulsante fisico, non touch. La pressione è netta, il feedback meccanico soddisfacente, e i comandi sono semplici: un tap per play/pausa, due per avanzare, tre per tornare indietro, pressione prolungata per passare da ANC a modalità Trasparenza. Il problema? Ogni volta che premi, rischi di compromettere la tenuta nell’orecchio. Non è un dramma, ma richiede attenzione: meglio afferrare l’auricolare tra pollice e indice prima di premere, altrimenti il sigillo si allenta e i bassi spariscono. Quello che manca completamente è il controllo del volume diretto: per alzare o abbassare devi ricorrere al dispositivo sorgente o agli assistenti vocali. Su iOS puoi usare “Hey Siri” hands-free, su Android no. È una limitazione fastidiosa, soprattutto in contesti pubblici dove chiedere ad alta voce di alzare il volume può risultare imbarazzante. L’app Beats (necessaria su Android, integrata nel sistema su iOS) permette di personalizzare parzialmente i comandi, ma le opzioni sono limitate: puoi scegliere quale auricolare alza o abbassa il volume, ma non molto altro. Manca un equalizzatore, mancano profili avanzati. L’esperienza è pulita, ma essenziale. Il pairing è immediato su entrambe le piattaforme: apri la custodia, appare la notifica, tap, fatto. Su iOS gli auricolari si sincronizzano automaticamente con tutti i dispositivi collegati allo stesso Apple ID, ma non c’è abbinamento automatico come con gli AirPods. Su Android, l’app Beats gestisce tutto, e puoi persino localizzare gli auricolari smarriti tramite Trova il mio dispositivo.

Qualità audio: bassi presenti, ma non invadenti
I Beats Studio Buds+ suonano bene, punto. Il marchio ha abbandonato da tempo l’impronta esageratamente bassosa del passato, e qui il risultato è un profilo sonoro che enfatizza le basse frequenze senza soffocare medi e alti. I driver da 8.2 mm restituiscono un suono coinvolgente, con un palcoscenico discreto e una buona separazione degli strumenti. Testati con una playlist variegata (hip-hop, rock, elettronica, classica), i Buds+ si comportano con disinvoltura: i bassi di “Still D.R.E.” sono corposi ma controllati, la voce di Lauryn Hill in “Killing Me Softly” emerge cristallina, il piano di Ludovico Einaudi avvolge senza affaticare. Dove iniziano a mostrare il limite è a volume molto alto: con brani dalla tonalità crescente (“Perfect Day” di Lou Reed, “Bette Davis Eyes” di Kim Carnes) la resa sonora perde un po’ di definizione, come se i bassi facessero da collante e, tolti quelli, il resto facesse fatica a reggere. Il supporto a Dolby Atmos e Audio Spaziale c’è, ma solo per la musica (Apple Music, Tidal, ecc.), non per film e serie TV: niente effetto immersivo cinematografico, quindi. È un peccato, perché gli AirPods Pro offrono questa funzione completa. La connessione è affidata a Bluetooth 5.2 con codec SBC e AAC: niente aptX o LDAC, ma su iOS non è un problema, e su Android l’AAC funziona comunque bene. La latenza è minima, adatta anche al gaming occasionale. Il range è di circa 10 metri, ma si riduce in presenza di ostacoli.

ANC e modalità Trasparenza: efficaci, ma non al top
La cancellazione attiva del rumore dei Beats Studio Buds+ fa il suo lavoro, ma non aspettatevi miracoli. In ambienti mediamente rumorosi (ufficio, bar, treno) riduce i suoni di fondo in modo apprezzabile, soprattutto quelli costanti a bassa frequenza. Ma in contesti più impegnativi (aereo, metropolitana, cantiere) l’efficacia scende: circa il 50% di riduzione se usati come semplici tappi, fino all’80% se si ascolta musica a volume medio-alto. Insomma, funziona, ma non è ai livelli di Sony WF-1000XM4 o AirPods Pro 2. La modalità Trasparenza è più convincente: lascia passare i suoni esterni in modo naturale, permettendo di restare consapevoli dell’ambiente circostante senza togliere gli auricolari. Utile per attraversamenti pedonali, annunci in stazione, o semplicemente per non ignorare chi ci parla. Il passaggio tra ANC e Trasparenza avviene con una pressione prolungata sul pulsante, ma l’avviso sonoro è troppo simile per entrambe le modalità: cambia solo la tonalità, e in ambienti silenziosi può capitare di non capire quale sia attiva. Una voce guida sarebbe stata più chiara. Va detto che parte dell’efficacia dell’ANC dipende dalla tenuta dei gommini: se il sigillo non è perfetto, la cancellazione crolla. Per questo il test di aderenza nell’app è fondamentale, e consigliamo di provare tutte e quattro le misure incluse.

Autonomia e ricarica: sopra la media, ma non record
L’autonomia dichiarata è di 8 ore con ANC e Trasparenza disattivati, 5 ore con ANC attivo. Nei nostri test abbiamo registrato 8 ore e 22 minuti con ANC acceso, un risultato sopra la media per la categoria e in linea con le promesse. La custodia offre altre due ricariche complete, portando il totale a circa 15 ore con ANC o 24 ore senza. Non sono numeri da record, ma sufficienti per coprire una giornata intera di utilizzo intenso senza ansie. La ricarica rapida Fast Fuel è un bel vantaggio: 5 minuti nella custodia garantiscono 1 ora di ascolto. Perfetto per chi ha sempre fretta. La custodia si ricarica tramite USB-C, e il tempo di ricarica completa è di circa un’ora. Non c’è ricarica wireless, ma considerando il prezzo, è un compromesso accettabile. Un piccolo bug emerso durante i test: può capitare che uno dei due auricolari si scarichi improvvisamente mentre l’altro segna ancora il 75% di carica. Non è successo spesso, ma è un’anomalia da segnalare.
Chiamate e microfoni: sufficienti, non eccellenti
La qualità delle chiamate è nella media: i microfoni isolano discretamente la voce in ambienti tranquilli, ma in contesti rumorosi (strada trafficata, vento, ufficio affollato) la voce risulta un po’ artefatta e compressa. Non è un problema per chiamate brevi o videochiamate occasionali, ma se fate molte conference call o registrazioni vocali, ci sono opzioni migliori. In confronto agli AirPods Pro, i Beats Studio Buds+ restano un gradino sotto.
Verdetto
Un'alternativa solida, ma non rivoluzionaria
I Beats Studio Buds+ sono auricolari ben progettati, comodi, con un suono piacevole e un’autonomia che non delude. La vera forza sta nella compatibilità piena con iOS e Android, che li rende una scelta versatile per chi non vuole legarsi a un solo ecosistema. Rispetto al modello originale, i miglioramenti ci sono (autonomia, ANC leggermente più efficace, chiamate migliorate), ma non sono così marcati da giustificare un upgrade immediato per chi già possiede i primi Studio Buds. Il rapporto qualità/prezzo è buono, soprattutto considerando che costano circa 150 euro, ben meno degli AirPods Pro 2 (279 euro). Ma se cercate il massimo in termini di ANC, Audio Spaziale completo e qualità delle chiamate, quei 130 euro di differenza potrebbero valere la pena. In sintesi: ottimi per chi cerca un paio di auricolari versatili, comodi e dal suono equilibrato, senza pretendere il top assoluto in ogni categoria. Una scelta razionale, non emozionale.

Discussione
Stiamo preparando uno spazio discussione dedicato per raccogliere domande, opinioni ed esperienze reali sui prodotti.


