La Sony A7 IV è arrivata nell’ottobre 2021 con l’ambizione di ridefinire il concetto di mirrorless full-frame ibrida, posizionandosi a metà strada tra risoluzione fotografica e capacità video professionale. Con un sensore da 33 megapixel, autofocus evoluto e uno schermo completamente articolato, puntava a conquistare fotografi professionisti, videomaker e chi lavora su eventi e matrimoni. A distanza di qualche anno, con un prezzo sceso a $1,998 / £2,149 (solo corpo), resta una delle proposte più complete nella sua categoria, anche se la concorrenza si è fatta più agguerrita. Noi l’abbiamo analizzata a fondo per capire se, oggi, ha ancora senso sceglierla rispetto alle alternative Canon, Nikon, Panasonic e alla stessa Sony A7 V.
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Sensore da 33MP e filosofia ibrida
Il cuore della A7 IV è un sensore full-frame retroilluminato da 33 megapixel, capace di produrre immagini da 7.008×4.672 pixel. Si tratta di un incremento del 16% in risoluzione lineare rispetto ai 24MP della A7 III, che si traduce in maggiore margine di crop e dettaglio più fine senza entrare nel territorio estremo delle A7R. Sony ha scelto questa risoluzione per bilanciare qualità fotografica e ripresa video: il sensore permette infatti di registrare video 4K a 30fps oversampled dall’intera larghezza del sensore, senza crop, garantendo massima qualità d’immagine. Certo, il 4K a 60fps è disponibile solo in modalità Super 35 (APS-C crop), limite condiviso con Panasonic Lumix S5 e S5 II, ma non con Canon EOS R6 Mark II. La sensibilità nativa va da ISO 100 a 51.200, estendibile fino a ISO 50-204.800. Nella pratica, fino a ISO 3200 il rumore resta finissimo e uniforme, con margini di recupero eccellenti in post-produzione. A ISO 6400 la situazione rimane gestibile, mentre oltre si entra in territorio più critico. Il processore Bionz XR aggiornato promette velocità di scatto fino a 10 fps con tracking AF attivo e buffer dichiarato di almeno 828 fotogrammi raw, a patto di usare schede CFexpress Type A nello slot superiore (che ora supporta anche SD UHS-II). Per i paesaggisti, resta inspiegabile l’assenza di un timer count-up in modalità bulb, dettaglio che Sony continua a ignorare.

Autofocus e tracking: evoluzione concreta
L’autofocus della A7 IV combina rilevamento a contrasto e 759 punti di fase on-chip, coprendo il 94% del frame. Sony dichiara velocità di messa a fuoco migliorata del 30% in AF-S rispetto alla A7 III, e tracking potenziato. Il sistema di riconoscimento soggetti funziona su umani, animali e uccelli, sia in foto che in video, con eye-detection particolarmente efficace. Un miglioramento fondamentale è la possibilità di visualizzare l’area di messa a fuoco evidenziata in rosso, finalmente visibile rispetto al grigio quasi invisibile della generazione precedente. Nella pratica quotidiana, l’AF si dimostra affidabile e reattivo, con margini di errore ridotti anche in condizioni di luce complessa. Il sistema però pecca di eccessiva complessità nella configurazione: il menu dedicato all’autofocus richiede tempo per essere padroneggiato, e non sempre le logiche di funzionamento risultano immediate. Sony ha anche aggiunto un sensore di bilanciamento del bianco esterno, mutuato dall’Alpha 1, per letture più precise della temperatura colore.

Design, ergonomia e interfaccia rinnovata
Esteticamente la A7 IV assomiglia alla A7 III, ma introduce modifiche sostanziali. L’impugnatura è più alta e profonda, garantendo presa più sicura anche con teleobiettivi pesanti come 100-400mm o 70-200mm f/2.8. Resta però poco spazio tra grip e obiettivo, problema per mani grandi o guanti invernali. Lo schermo completamente articolato da 3 pollici rappresenta un upgrade significativo rispetto al tilt-only precedente, offrendo flessibilità compositiva sia in orizzontale che in verticale. Il mirino elettronico da 3,68 milioni di punti è migliorato, ma resta lontano dai top di gamma: chi ha provato mirini come quelli della Leica SL2-S difficilmente tornerà indietro senza rimpianti. Il layout dei controlli è stato rivisto: la ghiera di compensazione esposizione è ora libera e non marcata fisicamente, permettendo accesso rapido all’intero range +/-5 EV, ma perdendo il colpo d’occhio immediato. Tutte e quattro le ghiere elettroniche sono ora personalizzabili separatamente per ogni modalità di scatto. Lo switch dedicato foto/video/S&Q è stato separato dalla ghiera modalità, con blocco push-button frontale. I menu sono stati finalmente rinnovati, con logica più moderna e interfaccia touch estesa a quasi tutte le funzioni. Manca però ancora la conversione raw in camera, inspiegabilmente assente. La app Imaging Edge Mobile supporta ora touch focus, touch tracking e trasferimento file raw, funzioni attese da tempo. Connettività Bluetooth e Wi-Fi garantiscono controllo remoto completo da smartphone.

Video: capacità professionali con qualche limite
Sul fronte video, la A7 IV porta aggiornamenti significativi. Registra in 10-bit 4:2:2, contro l’8-bit 4:2:0 della A7 III, offrendo maggiore margine di grading in post-produzione. Il 4K a 30fps sfrutta l’intera larghezza del sensore con oversampling, garantendo massima qualità. Il 4K a 60fps è disponibile solo in crop Super 35, scelta condivisa con Panasonic ma non con Canon R6 Mark II. Supporta compressione All-I, bitrate fino a 600 Mbps e codec H.265 più efficiente. La slitta hot shoe integra interfaccia audio digitale per microfoni wireless compatibili, e c’è finalmente una porta HDMI full-size. Sony ha adottato la stessa struttura di dissipazione termica della A7S III, permettendo registrazioni prolungate senza surriscaldamento. Le porte sono protette da coperture gommate a cerniera: microfono stereo da 3,5mm, cuffie, USB-C con trasferimento a 10Gbps, micro USB per telecomando cablato. Per i videomaker puri, restano alternative più specializzate, ma per chi cerca equilibrio foto-video la A7 IV offre strumenti professionali concreti.

Autonomia, stabilizzazione e gestione file
La batteria NP-FZ100 promette 610 scatti per carica usando il display LCD, un leggero passo indietro rispetto alla A7 III. Nella pratica, l’autonomia resta adeguata per una giornata di lavoro fotografico, ma videomaker intensivi dovranno portare batterie di scorta. La ricarica avviene via USB-C o micro USB, comoda per alimentazione da powerbank. La stabilizzazione in-body a 5 assi promette fino a 5,5 stop di compensazione, mezzo stop meglio della A7 III, ma lontana dai sistemi top Canon e Olympus che superano i 7 stop. Nella pratica quotidiana, permette scatti a mano libera fino a 1/4 di secondo con focali normali, ma non fa miracoli. I file possono essere salvati in JPEG, HEIF 8-bit o 10-bit, e raw in tre varianti: compresso (più veloce ma potenzialmente soggetto ad artefatti in editing pesante), non compresso e lossless compresso. I due slot supportano SD UHS-II, con lo slot 1 che accetta anche CFexpress Type A per massime prestazioni burst. Sony ha introdotto i Creative Looks, che sostituiscono i vecchi Creative Styles con maggiore flessibilità di regolazione, peccato per le sigle criptiche (FL, SH, IN, VV2) che non aiutano a capire cosa fanno. È possibile attivare la chiusura otturatore a fotocamera spenta per proteggere il sensore durante i cambi ottiche, con l’avvertenza di non toccare mai le lamelle, facilmente danneggiabili.
Verdetto
Ibrida competente che resiste al tempo
La Sony A7 IV resta una mirrorless full-frame estremamente competente, capace di bilanciare esigenze fotografiche e video con intelligenza. I 33 megapixel offrono risoluzione superiore ai 24MP della concorrenza diretta senza scendere a compromessi sulla qualità video, l’autofocus è affidabile e veloce, l’ergonomia finalmente all’altezza. Il prezzo attuale di $1,998 / £2,149 la rende più accessibile rispetto al lancio, ma la concorrenza si è fatta agguerrita: Canon EOS R6 Mark II offre 4K 60fps full-width, Panasonic Lumix S5 II costa meno, e la stessa Sony A7 V rappresenta l’evoluzione naturale (a prezzo superiore). Chi cerca un corpo ibrido solido, con risoluzione fotografica superiore alla media e capacità video professionali, troverà nella A7 IV una scelta ancora valida. Chi invece punta al massimo delle prestazioni video o al miglior rapporto qualità/prezzo dovrà valutare attentamente le alternative. Resta una macchina che fa bene molte cose, senza eccellere in una singola dimensione: esattamente ciò che Sony aveva promesso.

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