Gli AirPods Pro 3 rappresentano probabilmente uno dei prodotti Apple più riusciti degli ultimi anni, e non lo diciamo per partito preso. Il salto rispetto alla seconda generazione è tangibile su più fronti: vestibilità migliorata, cancellazione del rumore più efficace, bassi più corposi e l’introduzione del sensore cardio a infrarossi che funziona sorprendentemente bene. Costano 249 euro, cifra non proprio accessibile, ma stavolta Apple ha lavorato su dettagli concreti che si percepiscono davvero nell’uso quotidiano. Certificazione IP57, cinque taglie di gommini con memory foam, autonomia fino a 8 ore con ANC attiva: sono miglioramenti che da soli giustificano l’esistenza di questa terza generazione. Peccato solo per la traduzione in tempo reale, al momento bloccata in Europa dal Digital Markets Act, ma funzionante altrove anche per noi italiani. Vediamo se tutto questo basta per consigliare l’upgrade anche a chi possiede le Pro 2.
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Vestibilità ripensata e impermeabilità vera
Apple ha analizzato oltre 10.000 orecchie e generato una mappatura da 300 milioni di punti dati per riprogettare forma e vestibilità degli AirPods Pro 3. Il risultato? Gli auricolari sono leggermente più compatti ma occupano meglio lo spazio nella conca auricolare, con una rotazione dei gommini verso l’interno che migliora l’aderenza. I nuovi inserti in silicone integrano uno strato con microsfere in schiuma memory foam nella parte finale, rendendoli più rigidi e stabili. Ora ci sono 5 taglie (da XXS a L), e trovare quella giusta fa davvero la differenza: isolamento acustico superiore, stabilità meccanica migliore e persino un leggero guadagno in autonomia perché serve meno volume per ottenere la stessa pressione sonora.
Attenzione però: sporgono leggermente di più rispetto alle Pro 2, quindi appoggiare la testa su un cuscino o su un poggiatesta laterale in aereo potrebbe risultare meno comodo. Ma il vero upgrade è la certificazione IP57: protezione fino a un metro di profondità per 30 minuti. Non sono pensati per nuotare (il Bluetooth sott’acqua non funziona), ma se li dimenticate nella tasca dei pantaloni e finiscono in lavatrice, probabilmente sopravvivono. Un dettaglio non da poco per chi corre sotto la pioggia o suda parecchio in palestra.

Bassi più corposi e cancellazione del rumore ai vertici
La resa sonora degli AirPods Pro 3 cambia rispetto alla generazione precedente, e non di poco. Apple ha optato per un’equalizzazione più a “V”: bassi più profondi e presenti, alte frequenze leggermente più brillanti, medie un po’ meno protagoniste. Ascoltando One More Time dei Daft Punk in lossless, i bassi spingono con più vigore, e il risultato è una scena sonora più ampia e dinamica. Con You’ve Got the Love di Florence Welch, la voce resta a fuoco e ricca di dettagli, ma l’equilibrio generale pende verso un sound più “young” e ruffiano, perfetto per chi cerca pressione e impatto ma meno neutro per chi ascolta jazz o classica a volume basso. L’assenza di un equalizzatore personalizzabile inizia a farsi sentire.
La cancellazione attiva del rumore è migliorata sensibilmente: più naturale, con un fruscio di fondo praticamente assente. In treno, confrontata con le Nothing Ear(3), la differenza è evidente. Apple ha cambiato gommini e microfoni (il processore H2 è lo stesso delle Pro 2), e il risultato si avvicina a quello degli AirPods Max. Anche la modalità Trasparenza è eccellente: il suono esterno arriva così naturale che sembra di non indossare nulla. Probabilmente la migliore del segmento, superiore persino a Bose e Sony su questo fronte specifico.

Sensore cardio sorprendentemente preciso
Una delle novità più interessanti è il sensore fotopletismografico (PPG) a infrarossi, che rileva il battito cardiaco con 256 impulsi al secondo. A differenza del sensore a luce verde montato sulle Beats Powerbeats Pro 2, questo è molto più accurato. Durante una corsa, confrontando i dati con una fascia cardio Polar di riferimento, gli scostamenti sono stati minimi. Ha senso: l’orecchio è ricco di capillari superficiali e il contatto durante la corsa resta stabile. In teoria, gli AirPods Pro 3 potrebbero essere più precisi di un Apple Watch al polso, dove lo strato di epidermide è più spesso.
Se si indossano entrambi i dispositivi durante un allenamento, l’iPhone seleziona automaticamente il flusso dati più stabile. Il limite? Il sensore funziona solo con iPhone e non supporta lo standard Heart Rate Profile (HRP) del Bluetooth LE. Significa che non potete collegare gli auricolari a una cyclette, un tapis roulant o uno smartphone Android. Apple usa un protocollo proprietario, e questo chiude le porte all’interoperabilità. Peccato, perché in palestra sarebbe comodissimo far leggere i dati cardio direttamente alle macchine.

Autonomia migliorata, custodia ridimensionata
Gli AirPods Pro 3 dichiarano fino a 8 ore di autonomia con ANC attiva, circa due ore in più rispetto alle Pro 2, e fino a 10 ore in modalità Trasparenza. I dati sono veritieri: l’autonomia è effettivamente migliorata. La custodia, però, ha una batteria meno capiente. Se prima il sistema completo garantiva 34 ore, ora si scende a 24 ore. In pratica: gli auricolari durano di più, ma la custodia ricarica meno volte. Pesa qualche grammo in meno e si ricarica via USB-C, MagSafe, cavo Apple Watch o caricabatterie wireless certificati Qi.
Include anche un altoparlante per la localizzazione tramite l’app Dov’è, con precisione migliorata di 1,5x sugli iPhone 17. Un dettaglio utile per chi ha l’abitudine di dimenticare le cose in giro.

Traduzione in tempo reale: promessa rimandata (in Europa)
La funzione di traduzione simultanea è una delle chicche più interessanti, ma al momento è bloccata in Europa a causa del Digital Markets Act. Funziona però nel resto del mondo, anche per utenti italiani con iPhone configurato in italiano. Apple usa un modello di traduzione totalmente locale tramite Apple Intelligence, sfruttando accelerometri e giroscopi per capire con chi si sta parlando e tradurre solo quella voce, cancellando la propria. Il sistema richiede il processore H2 e API private che non rientrano negli standard Bluetooth attuali.
Apple dovrà dimostrare alla Commissione Europea che questa funzione non può essere resa interoperabile con altri auricolari senza perdere qualità e funzionalità uniche. Se i tecnici europei daranno il via libera, potrebbe arrivare anche da noi. Nel frattempo, esistono app di terze parti come Echo, Air Translate o AiTranslator che traducono tutto l’audio circostante, ma senza la precisione e l’integrazione del sistema Apple.
Verdetto
Il salto generazionale che convince davvero
Gli AirPods Pro 3 sono probabilmente il prodotto Apple più riuscito degli ultimi anni perché il miglioramento su ogni fronte è concreto, tangibile e percepibile fin dal primo utilizzo. La vestibilità riprogettata, i bassi più corposi, la cancellazione del rumore ai vertici e il sensore cardio sorprendentemente preciso giustificano l’esistenza di questa terza generazione anche per chi possiede le Pro 2. Certo, il prezzo resta alto (249 euro), la traduzione in tempo reale è bloccata in Europa e l’assenza di un equalizzatore personalizzabile inizia a pesare. Ma se cercate auricolari versatili, affidabili e perfettamente integrati nell’ecosistema Apple, difficilmente troverete di meglio. Anche chi non è un fan sfegatato di Cupertino deve ammettere che stavolta il lavoro è stato fatto davvero bene.

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