Nothing Phone (2) è arrivato con l’obiettivo di consolidare l’identità di un marchio che, nel giro di un anno, è riuscito a farsi notare più per carattere che per numeri di vendita. Fondato da Carl Pei dopo l’esperienza in OnePlus, Nothing punta su design distintivo, software curato e una Glyph Interface che continua a dividere tra chi la considera un vezzo e chi un vero elemento di personalità. Questa seconda generazione alza l’asticella hardware con il Qualcomm Snapdragon 8+ Gen 1, migliora fotocamere e display, e introduce Nothing OS 2.0. Ma basta per giustificare un prezzo salito parecchio rispetto al predecessore? Abbiamo provato il modello 12/256 GB per capire se l’hype regge il confronto con la realtà quotidiana.
Contenuti Articolo
- Design e costruzione: trasparenza con sostanza
- Display: LTPO OLED da 6,7″ con HDR10+
- Hardware e prestazioni: Snapdragon 8+ Gen 1, scelta ragionata
- Fotocamere: doppia 50 MP con miglioramenti concreti
- Software: Nothing OS 2.0, coerenza e personalizzazione
- Autonomia e ricarica: 4.700 mAh che reggono la giornata
- Verdetto

Design e costruzione: trasparenza con sostanza
Il design di Nothing Phone (2) resta fedele alla filosofia del primo modello, ma con una serie di affinamenti che si percepiscono al tatto. La scocca è realizzata in alluminio 100% riciclato, il vetro posteriore è Gorilla Glass con curvatura 2.5D, e l’intera struttura trasmette solidità senza risultare pesante. La colorazione grigia scura è più chiara rispetto allo scorso anno, e la trasparenza della back cover mette in mostra la bobina di ricarica wireless, il sistema di dissipazione e soprattutto la nuova Glyph Interface con un numero maggiore di LED bianchi (più un rosso per la registrazione video).
La certificazione IP54 migliora la resistenza a polvere e schizzi, anche se non siamo ancora al livello IP68 dei top di gamma. Le dimensioni crescono leggermente per accogliere uno schermo da 6,7 pollici e una batteria da 4.700 mAh, ma l’ergonomia resta buona. I bordi sono simmetrici, dettaglio che Nothing sottolinea con orgoglio e che effettivamente contribuisce a un’estetica più equilibrata. Il lettore di impronte digitali ottico è integrato nel display, posizionato un po’ troppo in basso per i nostri gusti, ma funziona bene.
La Glyph Interface è il vero elemento distintivo: si illumina per notifiche, chiamate, timer e tracking pacchi. Le animazioni sono più articolate rispetto al passato, e con Nothing OS 2.0 è possibile creare suonerie personalizzate tramite il Glyph Composer, assegnando pattern luminosi diversi a contatti specifici. È un dettaglio che non cambierà la vita a nessuno, ma contribuisce a rendere questo smartphone riconoscibile a colpo d’occhio. E in un mercato sempre più uniforme, non è poco.

Display: LTPO OLED da 6,7″ con HDR10+
Lo schermo è uno dei punti in cui Nothing Phone (2) ha fatto passi avanti concreti. Parliamo di un pannello LTPO OLED da 6,7 pollici con risoluzione 1080 x 2412 pixel (Full HD+), refresh rate variabile tra 1 e 120 Hz e touch sampling a 240 Hz. La tecnologia LTPO permette di adattare dinamicamente la frequenza di aggiornamento in base al contenuto visualizzato, riducendo i consumi senza sacrificare fluidità.
La luminosità di picco dichiarata è di 1.600 nits, sufficiente per garantire leggibilità anche sotto la luce diretta del sole, anche se la pellicola protettiva preapplicata tende a riflettere un po’ più del dovuto. Il supporto a HDR10+ migliora la resa di contenuti compatibili, e i colori risultano vivaci senza virare verso la saturazione eccessiva. C’è una leggera tendenza al giallo rispetto ad alcuni concorrenti, ma si nota solo affiancando il dispositivo ad altri smartphone.
La scelta di mantenere uno schermo piatto è apprezzabile: le curve sui bordi sono spesso più una questione di marketing che di funzionalità, e qui Nothing ha preferito la praticità. La riduzione delle cornici rispetto al Phone (1) è evidente, e contribuisce a un rapporto schermo/corpo più generoso. Nel complesso, un display solido, fluido e adatto a qualsiasi tipo di contenuto, dalla navigazione web al gaming.

Hardware e prestazioni: Snapdragon 8+ Gen 1, scelta ragionata
La scelta del Qualcomm Snapdragon 8+ Gen 1 ha fatto discutere. Non è l’ultimo chip disponibile (al momento del lancio lo Snapdragon 8 Gen 2 era già sul mercato), ma rappresenta un salto netto rispetto allo Snapdragon 778G del predecessore. Nothing ha puntato su un processore di fascia premium dello scorso anno, probabilmente per ragioni di costi e disponibilità, ma soprattutto per una gestione termica più controllata.
E in effetti, l’ottimizzazione software fa la differenza. Il sistema è veloce, reattivo, e i fenomeni di surriscaldamento — che avevano afflitto diversi dispositivi con questo chip — sono praticamente assenti. Le animazioni sono fluide, il multitasking gestito senza intoppi, e anche le sessioni di gaming prolungate non portano a throttling evidente. La GPU Adreno 730 fa il suo lavoro senza problemi, e i 12 GB di RAM LPDDR5 della nostra unità garantiscono margine anche con decine di app aperte.
La memoria interna parte da 128 GB (taglio che nel 2023 inizia a stare stretto) e arriva fino a 512 GB. Peccato per l’assenza di uscita video via USB-C e per la mancanza di supporto alle eSIM, due limiti che pesano in uno smartphone posizionato in questa fascia di prezzo. Connettività completa con 5G, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.3 e NFC. Audio stereo discreto, anche se non ai livelli dei migliori competitor.

Fotocamere: doppia 50 MP con miglioramenti concreti
Il comparto fotografico è uno dei fronti su cui Nothing ha lavorato di più. La configurazione resta a doppia fotocamera posteriore: la principale è una 50 MP ƒ/1.88 con stabilizzazione ottica (sensore Sony IMX890), affiancata da una 50 MP ƒ/2.2 ultra-grandangolare con autofocus, utile anche per gli scatti macro.
In condizioni di luce ottimale, gli scatti sono nitidi, ben dettagliati e con una messa a fuoco rapida. Il processore d’immagine è due volte più veloce rispetto al Phone (1), e si nota nella riduzione del rumore digitale e nella gestione delle scene complesse. La modalità notturna si attiva automaticamente in condizioni di scarsa illuminazione, e i risultati sono convincenti, anche se in situazioni di luce intermedia il bilanciamento cromatico può risultare un po’ impreciso.
La modalità ritratto (chiamata “verticale” da Nothing) funziona bene, con un effetto bokeh naturale e una buona separazione del soggetto dallo sfondo. C’è anche una modalità Pro con supporto RAW, per chi vuole post-produrre gli scatti. La fotocamera frontale da 32 MP ƒ/2.45 è un bel passo avanti rispetto ai 16 MP del predecessore: i selfie sono dettagliati, e i video arrivano fino al Full HD a 60 fps. Sul retro, invece, si può registrare in 4K a 60 fps con una stabilizzazione migliorata. Non siamo ai livelli dei top di gamma assoluti, ma il gap si è ridotto parecchio.

Software: Nothing OS 2.0, coerenza e personalizzazione
Nothing OS 2.0, basato su Android 13, è probabilmente uno degli aspetti più riusciti di questo smartphone. L’interfaccia è pulita, coerente e con un’estetica che mescola minimalismo retrò e modernità. I font dot-matrix, le animazioni fluide e i widget personalizzabili (anche nell’always-on display) contribuiscono a un’esperienza visiva distintiva.
Le novità rispetto alla prima versione non sono rivoluzionarie, ma ci sono. Il Glyph Composer permette di creare suonerie personalizzate con pattern luminosi associati, il LED “essenziale” si attiva per notifiche specifiche (con possibilità di scegliere singoli contatti su WhatsApp), e le finestre flottanti dal multitasking sono comode per gestire più app contemporaneamente. Il sistema di icone monocromatiche è bello, ma non include app di terze parti molto diffuse come Instagram o Facebook, limite che speriamo venga colmato con aggiornamenti futuri.
Nothing promette aggiornamenti fino ad Android 17 e quattro anni di patch di sicurezza ogni due mesi. La precisazione sulla frequenza degli aggiornamenti è apprezzabile, perché spesso i produttori parlano di “anni di supporto” senza specificare quanti update effettivi verranno rilasciati. L’integrazione con app di terze parti per sfruttare i Glyph è ancora agli albori, ma il progetto è sul lungo periodo e potrebbe crescere nel tempo.
Autonomia e ricarica: 4.700 mAh che reggono la giornata
La batteria da 4.700 mAh inizialmente ci aveva lasciati un po’ scettici, considerando le dimensioni dello schermo e la potenza del processore. In realtà, l’ottimizzazione software e l’efficienza dello Snapdragon 8+ Gen 1 fanno sì che arrivare a fine giornata sia praticamente una certezza, anche con utilizzo intenso. Il pannello LTPO aiuta a contenere i consumi, e nelle giornate più tranquille si può tranquillamente superare le 24 ore.
La ricarica rapida arriva a 45W, non velocissima ma comunque discreta: in 20 minuti si raggiunge circa il 50%, e per una ricarica completa servono poco più di un’ora. È presente anche la ricarica wireless a 15W e quella wireless inversa a 5W, utile per ricaricare auricolari o smartwatch in emergenza. Niente alimentatore in confezione, scelta ormai standard ma che continua a pesare sul portafoglio di chi non ne ha già uno compatibile.
Verdetto
Un prodotto di carattere, con qualche compromesso
Nothing Phone (2) è uno smartphone che divide. Da un lato c’è un design riconoscibile, un software curato e una serie di miglioramenti concreti rispetto al predecessore. Dall’altro, un prezzo salito parecchio (si parte da 679€ per il taglio 8/128 GB, si arriva a 849€ per il 12/512 GB) e alcune scelte discutibili, come l’assenza di eSIM, l’uscita video e una certificazione IP solo parziale.
Il Qualcomm Snapdragon 8+ Gen 1 non è l’ultimo chip disponibile, ma l’ottimizzazione software è tale da rendere l’esperienza d’uso fluida e priva di surriscaldamenti. Le fotocamere sono migliorate in modo sensibile, il display è solido, e l’autonomia regge senza problemi una giornata intera. Nothing OS 2.0 è una delle personalizzazioni Android più coerenti e piacevoli da usare, anche se le novità rispetto alla prima versione sono meno rivoluzionarie di quanto sperassimo.
È uno smartphone di nicchia, pensato per chi cerca qualcosa di diverso e apprezza l’identità di un marchio che sta costruendo la propria strada con coraggio. Non è perfetto, e il prezzo rischia di restringere ulteriormente il pubblico. Ma se l’idea di avere uno smartphone che si distingue dalla massa vi interessa più della scheda tecnica assoluta, Nothing Phone (2) merita attenzione. Il nostro voto tiene conto di un equilibrio generale buono, con margini di miglioramento evidenti ma anche una personalità che manca a molti competitor.

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