I Samsung Galaxy Buds 4 Pro rappresentano la quarta generazione degli auricolari di punta dell’azienda coreana, lanciati a febbraio 2026 insieme alla serie Galaxy S26 e disponibili in Italia dall’11 marzo a 249 euro. Samsung ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella in un mercato ormai saturo, puntando su un sistema audio a doppio driver completamente rinnovato, una cancellazione del rumore adattiva basata su intelligenza artificiale e un’integrazione con l’ecosistema Galaxy mai così profonda. Il design abbandona le ormai divisive “Blade Light” della terza generazione per abbracciare una lama in alluminio spazzolato elegante e discreta, mentre il cuore pulsante è un sistema a due vie con woofer dinamico da 11 mm e tweeter planare magnetico da 5,5 mm, ciascuno con il proprio amplificatore dedicato. Ma la vera domanda è: quanto di questa tecnologia è davvero accessibile a chi non vive nell’ecosistema Samsung? Perché sì, qui c’è un elefante nella stanza da affrontare.
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Design e costruzione: eleganza metallica con qualche compromesso pratico
Il cambio di rotta estetico è netto e, francamente, azzeccato. La lama metallica in alluminio spazzolato sostituisce i LED colorati della generazione precedente, donando agli auricolari un aspetto più maturo e raffinato. Disponibili in Nero, Bianco e Pink Gold (quest’ultimo esclusivo sullo store Samsung), i Buds 4 Pro pesano 5,1 grammi per auricolare: dopo ore di utilizzo ci si dimentica letteralmente di averli indosso. La certificazione IP57 copre resistenza alla polvere e immersione fino a un metro d’acqua per 30 minuti, rendendo pioggia intensa e sudore un non-problema. La custodia di ricarica torna alla forma quadrata con coperchio trasparente che lascia intravedere gli auricolari: esteticamente piacevole, praticamente un magnete per impronte digitali e graffi. Il bordo completamente liscio rende l’apertura difficoltosa, specialmente dopo attività fisica. Assente l’altoparlante nel case per la localizzazione degli auricolari smarriti, funzione che diversi competitor già offrono. Il nuovo sistema di aggancio twist-lock per i gommini in silicone (inclusi in tre misure) è un miglioramento concreto rispetto al passato, anche se la sostituzione richiede ancora una certa forza e può risultare frustrante con dita piccole. Nel complesso, un design che privilegia eleganza e leggerezza rispetto alla praticità quotidiana.

Qualità audio: il doppio driver fa la differenza, ma non per tutti
Qui si gioca la partita principale. Il sistema a doppio driver a due vie — woofer dinamico da 11 mm per le basse frequenze e tweeter planare magnetico da 5,5 mm per gli alti, ciascuno con amplificatore dedicato — restituisce una resa sonora che si distacca nettamente dalla generazione precedente. I bassi hanno peso e definizione senza quella sensazione gonfiata tipica di molti auricolari che cercano di impressionare al primo ascolto. Le frequenze medie restituiscono le voci con una naturalezza disarmante, rendendo piacevole l’ascolto di podcast e musica acustica. Gli alti sono estesi ma mai aggressivi, evitando quell’effetto metallico che affligge molti concorrenti. L’equalizzatore a 9 bande con 6 preset predefiniti offre ampio margine di personalizzazione. Ma c’è un “ma” sostanziale: con smartphone Samsung compatibile (dalla serie Galaxy S23 in poi con One UI 6.1.1) si sblocca il codec proprietario SSC-UHQ a 24 bit e 96 kHz, qualità paragonabile a un lettore Hi-Fi portatile. Chi invece non appartiene all’ecosistema Samsung dovrà accontentarsi di LC3plus, AAC e SBC: solidi, ma non entusiasmanti. L’assenza di codec universali come LDAC o LHDC è la principale lacuna tecnica di questi auricolari, e penalizza in modo evidente chi vuole usarli con dispositivi non Samsung. Nella pratica, significa che un utente iPhone o Android non-Samsung paga 249 euro per un’esperienza audio che rimane ottima, ma non sfrutta appieno l’hardware a disposizione.

ANC adattiva e chiamate: intelligenza artificiale che funziona davvero
La cancellazione attiva del rumore adattiva live di terza generazione rappresenta una delle novità più interessanti. Grazie a un chip dedicato all’elaborazione neurale, il sistema non si limita ad abbattere passivamente i suoni ambientali, ma li riconosce e li gestisce in modo intelligente: se passa un’ambulanza, la sirena viene lasciata passare per garantire sicurezza; se c’è un martello pneumatico, il rumore viene identificato e immediatamente cancellato. È una gestione dei rumori ambientali genuinamente smart. La modalità Ultra (esclusiva per possessori di Galaxy) porta in teoria un ulteriore salto di qualità, con intensità regolata in tempo reale in base all’ambiente circostante. La modalità trasparenza suona naturale, senza quell’effetto “acquario” che rende artificioso l’ascolto su molti concorrenti. La funzione Boost voce amplifica selettivamente le conversazioni: utile in stazione o aeroporto. Sul fronte chiamate, i 6 microfoni totali — due digitali ad alta sensibilità per lato più uno aggiuntivo — lavorano insieme a una rete neurale Deep Neural Network che separa la voce da tutto il rumore circostante. Il risultato è genuinamente eccezionale: l’interlocutore riceve una voce pulita anche in ambienti difficili come un bar affollato. Con smartphone Samsung compatibile si aggiunge il codec Super Wideband fino a 16 kHz, il doppio della telefonia Bluetooth standard, per una voce più naturale. Per chi usa molto il telefono per lavoro, questa caratteristica da sola potrebbe giustificare l’acquisto.
Autonomia e connettività: il tallone d’Achille e l’ecosistema chiuso
L’autonomia è l’unico vero punto di attrito in una scheda tecnica altrimenti convincente. Ogni auricolare monta una cella da 61 mAh che garantisce circa 6 ore di ascolto con ANC attiva, poco meno di 7 senza. La custodia da 530 mAh aggiunge tre-quattro cicli di ricarica completi, portando l’autonomia teorica totale a circa 30 ore con la cancellazione del rumore disattivata. Il problema è che 6 ore per singola sessione è un risultato nella media bassa del segmento premium: i concorrenti diretti con caratteristiche simili riescono a spuntare 7-8 ore. Chi fa lunghi voli o giornate lavorative intensive senza possibilità di ricaricare la custodia lo avvertirà. La ricarica avviene sia via USB-C sia in modalità wireless Qi, il che attenua un po’ il disagio. Sul fronte connettività, il Bluetooth 5.4 (alcune fonti riportano 6.1, ma la scheda tecnica ufficiale indica 5.4) assicura una connessione stabile con qualsiasi dispositivo, con supporto multipoint per il collegamento simultaneo a due dispositivi. Ma anche qui emerge il limite dell’ecosistema chiuso: su dispositivi non Samsung molte funzioni avanzate — audio spaziale, comandi vocali personalizzati, aggiornamenti firmware completi — sono semplicemente inaccessibili o ridotte al minimo. Su iOS, in particolare, gli auricolari funzionano come un comune dispositivo Bluetooth senza alcuna app dedicata, rendendo sostanzialmente inutilizzabile tutto ciò che li rende “Pro”. Da segnalare il supporto Auracast, il protocollo Bluetooth di broadcasting per ricevere audio da trasmissioni pubbliche: tecnologia ancora giovane, ma averla a bordo oggi significa non doversi preoccupare della compatibilità futura.
Verdetto
Eccellenti, ma solo se vivete nell'ecosistema Samsung
I Samsung Galaxy Buds 4 Pro sono auricolari tecnicamente eccellenti, con un sistema audio a doppio driver che rappresenta un salto reale rispetto alla generazione precedente e una qualità delle chiamate genuinamente tra le migliori disponibili a qualsiasi prezzo. L’ANC adattiva intelligente funziona davvero, il design è elegante e maturo, il comfort prolungato è garantito. Ma c’è un elefante nella stanza impossibile da ignorare: gran parte di ciò che rende questi auricolari “Pro” è riservato esclusivamente a chi possiede uno smartphone Samsung compatibile. Il codec Hi-Fi a 24 bit, il Super Wideband per le chiamate, l’audio spaziale avanzato, le gesture di movimento della testa — tutto inaccessibile su iPhone o Android non-Samsung. A 249 euro, chi non vive nell’ecosistema Galaxy paga per funzioni che non potrà mai utilizzare. L’autonomia di circa 6 ore con ANC attiva è inoltre sotto la media del segmento premium, e la custodia scivolosa non aiuta. Se possedete un Galaxy S23 o successivo, questi auricolari rappresentano probabilmente il miglior accessorio audio che possiate abbinare al vostro smartphone. Se non lo possedete, ci sono alternative più versatili e meno vincolate a un singolo ecosistema. Samsung ha creato un prodotto eccellente, ma lo ha deliberatamente recintato: una scelta strategica comprensibile, ma che andrebbe comunicata con più chiarezza al momento dell’acquisto.

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